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12月17日 昭和時代・Il periodo Showa (1926-1989)Carissimi, scusatemi per la mia assenza e per non aver mantenuto la mia promessa. Purtroppo, ho avuto qualche virus in più del normale sul mio computer principale, ma non sono riuscito per ora ad aggiustarlo... comunque, per ora ho trovato un'altra sistemazione.
Parlerò, come promesso, del periodo Showa.
Buona lettura!
Il Periodo Showa (1912 - 1989)
Dopo la morte dell'imperatore Taisho nel 1926, il potere passò ad Hirohito, con il quale iniziò il periodo Showa. L'isolamento del Giappone durante la guerra lo aveva preservato dai suoi orrori e dal cinismo disilluso imperante in Europa in quei momenti oscuri. In un solo decennio, il Giappone stesso sarebbe scivolato inesorabilmente verso la guerra. A questo proposito, numerose analisi storiche tentano di spiegare come e perchè negli anni '30 si sia sviluppato il militarismo. Alcune, ricercano le cause in una cospirazione risalente al periodo Meiji. Tuttavia, per quanto riguarda le forze politiche, economiche e sociali che portarono al governo militare e alla politica di aggressività tenuta dal Giappone durante la II Guerra Mondiale si possono fare delle considerazioni. La distribuzione della ricchezza non era omogenea: tutto si basava su forti poteri commerciali (le zaibatsu), gli incarichi più alti del governo e gli interessi dell'esercito. Allo stesso modo, non esisteva il suffragio universale e le classi più deboli vedevano negato il loro diritto di espressione, se non facendo propri gli ideali di socialismo e comunismo, ritenuti falsi e pericolosi, provenienti dall'Occidente. Gli interessi estranei all'establishment non ebbero spazio al governo se non dopo la II Guerra Mondiale. Il Giappone era ancora poco propenso ad accettare la potenza occidentale in Asia e, anche dopo un secolo dalla sua apertura, non si sentiva al sicuro. Tutto ciò, unito ad una continua pressione demografica e alla stagnazione del mercato interno fece sembrare il potere militare una buona alternativa. I militari e i loro sostenitori erano sempre più convinti dell'inefficacia della politica civile.
L'ascesa e la caduta del militarismo (Nota: questa parte è molto controversa e continuamente in discussione da tutti i popoli citati. Riferirò quella che secondo me è la versione più giusta, cioè quella Giapponese, anche perchè de facto tutti seguono quella Americana) Il punto cruciale di questa politica fu "l'incidente della Manciuria", nel 1931: i militari Giapponesi occuparono la Manciuria e vi fondarono lo Stato di Manchuguo. Le proteste elevate dalla Lega delle Nazioni (l'equivalente dell'ONU a quell'epoca) ottennero che il Giappone ne uscisse e varasse una politica isolazionista. Tra gli stessi militari si alternarono varie fazioni che salirono al potere durante gli anni '30 in modo più o meno pacifico. Il 26 Febbraio 1936 esplose la sanguinosa rivolta di una fazione di militari che sarebbe sfociata in un tragico golpe se solo essi avessero avuto un piano preciso e razionale. Questo diede impulso alla resistenza dei civili nei confronti dei militari al potere. Nell'estate del 1937, però, la guerra scoppiò in Cina e le truppe Giapponesi cominciarono una brutale campagna contro i cinesi, con l'occupazione di Nanjing e, si dice (cosa non confermata dalle autorità Giapponesi) che proprio qui siano stati massacrati 150'000 civili. (Nella foto, la baia di Pearl Harbour durante il bombardamento)
Dopo aver ricevuto numerose provocazioni (l'esempio lampante fu la violazione massiccia del trattato militare che impediva alle portaerei statunitensi di viaggiare nelle acque territoriali Giapponesi oppure il rifiuto di aumentare le esportazioni di petrolio in Giappone da parte degli Olandesi che allora possedevano l'Indonesia e via dicendo), e sentendosi quindi minacciato dalla potenza occidentale in Oriente, l'esercito Giapponese partì, nel 1941, all'attacco non solo di Pearl Harbour ma di tutte le colonie europee in Asia. In meno di un anno, il Giappone si impossessò di gran parte dell'Estremo Oriente e del Pacifico orientale, spesso compiendo atti coercitivi contro coloro che non rispettavano il dominio Nipponico. La vittoria fu brillante, ma storici Giapponesi avevano già previsto che, alla lunga "il petrolio del Texas e gli automezzi di Detroit avrebbero schiacciato una nazione senza risorse naturali", tuttavia prevalse un sentimento di euforia fra i soldati: i 2/3 della flotta corazzata statunitense erano stati affondati. Nonostante ciò, i Giapponesi commisero un mastodontico errore di valutazione, in quanto gli Stati Uniti erano in grado di produrre 5 volte tanto navi, 10 volte aerei e avevano il quadrato delle risorse petrolifere Giapponesi. Questo, alla lunga, fece perdere la guerra ai Giapponesi. Nel 1945 il Giappone dovette difendersi: tutte le città Giapponesi, tranne Kyoto e Nara (in virtù della loro importanza storica), vennero rase al suolo con raid aerei. Ancora una volta, il principale nemico fu il fuoco, come il rogo di Tokyo che ne bruciò interamente la superficie.
(Nella foto, Hiroshima - o, meglio, ciò che ne resta, dopo il bombardamento atomico)
Malgrado tutto ciò e la capitolazione della Germania, i leader militari non vollero arrendersi. Inutili furono le pressioni degli alleati e di molti paesi asiatici. Così, gli Americani videro bene di diventare anche loro criminali di guerra, commettendo ancora più di quanto non fosse già stato fatto in Germania (vedi il bombardamento di Dresda): nell'Agosto dello stesso anno furono lanciate le bombe atomiche di Hiroshima (6 Agosto) e Nagasaki (soli 3 giorni dopo). La distanza così ravvicinata fra le due bombe può spiegare benissimo con quanta volontà avessero realmente gli Americani di smettere la guerra: la seconda bomba fu giustificata alle autorità Americane col fatto che i Giapponesi non si fossero subito arresi. Tuttavia, varie prove storiche (documenti scritti) ci confermano che l'Imperatore Hirohito stava preparando la resa. Come è ovvio, ci vuole tempo per effettuare una resa incondizionata, ma gli Americani non sentirono ragioni. Il 15 Agosto 1945 l'Imperatore Hirohito parlò alla radio (facendo sentire alla gente comune la sua voce per la prima volta) e dichiarò la resa incondizionata. Il Giappone perse il suo Impero, il suo diritto ad avere una politica autonoma, la discedenza divina dell'Imperatore ed il suo esercito. Migliaia furono imprigionati dagli Americani per crimini di guerra e 1920 addirittura giustiziati. Nel 1946 fu proclamata una nuova Costituzione per mandato del generale Douglas McArthur, capo del Governo di Occupazione. Essa garantiva una libertà "in stile occidentale", stabiliva un sistema di governo su modello di quello britannico, smantellava le zaibatsu (per paura che facessero troppa concorrenza alle proprie multinazionali), bandiva la guerra come strumento politico e, cosa importantissima, privava il Giappone del diritto ad avere un esercito. In sua sostituzione, si costituirono le "Forze Autonome di Difesa", chiamate "Jietai": non esercito, ma Jietai. Con la firma del trattato di pace di San Francisco nel 1952 cessò l'occupazione americana e il Giappone ritornò Stato Sovrano. Il prossimo capitolo "in onda" domani: Il Sole sorge ancora Shinkangae Un P.s. Doveroso: ad alcuni, leggendo il mio articolo, potrebbe sembrare che io faccia due pesi e due misure in favore dei Giapponesi. Niente di più sbagliato. La mia criticità verso gli Americani è infatti giustificata dal fatto che, mentre i Giapponesi furono condannati pesantemente per ogni crimine di guerra (reale o presunto), gli Americani, nonostante i massacri e gli stupri in massa che fecero nelle città Giapponesi, si spacciarono come dei "liberatori" e "difensori della pace e del nome dell'Occidente". A ben vedere, non vi ricorda qualcosa???? Il Sole sorge ancora Tre caratteristiche definiscono il Giappone dal periodo post-bellico ad oggi: l'industrializzazione e la crescita economica spettacolari sempre tenute sotto controllo dal governo, l'ingannevole professione di democrazia dei politici e la moderna propensione del Giappone a dimenticare gli anni tra il 1910 e il 1945 della storia dell'Asia in generale e della propria in particolare. I decenni dopo la guerra videro ampi sforzi per far risorgere il paese e l'economia. Con la protezione militare degli Stati Uniti, il Giappone è stato in grado di convogliare ampie risorse nella sua economia. Durante tutti gli anni '50, '60 e '70, il tasso annuale di crescita medio fu di oltre il 10%, facendo sì che, in breve tempo, il Giappone diventasse ricco e prospero ma che, in tempo altrettanto breve, rischiasse di soffocare fra le sue industrie. Il Giappone stava diventando davvero un paese molto ricco. Tuttavia, questa ricchezza era minata da alcuni fattori di fragilità. Il Giappone aveva bisogno infatti di importare le risorse per l'energia, le materie prime e perfino il cibo e di conseguenza doveva esportare in maniera corrispondente per poter pagare ciò di cui aveva necessità. A tutto ciò, si aggiungeva un preoccupante aumento dell'inquinamento che, all'inizio degli anni '60, diventò talmente insostenibile da oscurare il Monte Fuji da Tokyo. Questo campanello d'allarme risuonò nella testa di molti, e in breve tempo leggi molto severe fecero sì che la situazione ritornasse entro parametri accettabili (per i Giapponesi, non per noi Occidentali). Comunque, le due crisi del petrolio, nonostante tutto, furono superate in modo molto positivo dal Giappone, che però non tornò più a crescere come negli anni del miracolo ma comunque si attestò intorno ad un 4/5% annuo, molto notevole. (Nella foto è illustrato come la crescita a tutti i costi abbia provocato una catastrofe estetica nel Giappone urbano)
Intanto, i milioni di persone che giornalmente raggiungono Tōkyō dalla provincia (gli abitanti sono più che raddoppiati dal 1950) spesso trovano casa lungo le linee ferroviarie che partono dalle stazioni di Shibuya, Shinjuku ed Ikebukuro. Queste linee ferroviarie sono state costruite da società commerciali che avevano magazzini e filiali lungo tutta la linea. Società immobiliari si accaparrarono la terra lungo i percorsi per costruire e vendere casette minuscole (“tane di coniglio”) ai sarariman (“uomini salariati”) che si cullavano nel desiderio di possedere la loro casetta personale. In conclusione, si è creato un vero “incubo urbanistico” e, oggi, nessuno può negare che il Giappone urbano sia una catastrofe, esteticamente parlando. A causa del forte impulso all’urbanizzazione l’importanza dell’agricoltura divenne minima rispetto al P.I.L., ma l’importanza dei proprietari terrieri crebbe politicamente. Fatto strano per un paese in forte espansione economica, il benessere in Giappone fu abbastanza ben distribuito, senza che nessuno si trovasse in stato di povertà. La disoccupazione rimase bassa, gli scioperi e le dispute sindacali furono praticamente assenti. Durante la ricostruzione post-bellica la regolamentazione del governo rese un buon servizio al Giappone, ma quando esso si inserì nell’economia internazionale, negli anni ’60 e ’70, la natura stessa dei mercati giapponesi irrigidì le relazioni con le altre nazioni, in particolare con gli Stati Uniti e con l’Europa. La presenza di regole rigide e la stretta relazione fra affari e governo pesarono direttamente sui consumatori, aumentando i prezzi in modo ridicolo (servivano 700$ per attivare una linea telefonica e un televisore venduto in Giappone costava il doppio o il triplo di quanto costasse nei paesi in cui veniva esportato) per tutti i beni, esclusi gli ombrelli, ancora a buon mercato in un paese così piovoso. (Nella foto, il municipio di Tokyo: 245 metri d'altezza e 15'000 impiegati)
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