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Giappone e non solo

ようこそ!新考えのブログへ!
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15 September

AVVISO

 a tutti coloro che mi hanno scritto tra Gennaio ed oggi: shitsurei itashimasu (scusatemi moltissimo!). Mi sono trasferito in un altro blog: questo oramai lo lascerò così, perché ci ho lavorato troppo per cancellarlo senza lasciare traccia!
Mi potete trovare sul mio nuovo blog: ->  http://ingiappone.wordpress.com/ <-
Marco

23 January

Deliri postmoderni

Beh in effetti il mio intervento di prima era abbastanza drastico, troppo per le mie reali intenzioni. Anzi no, in realtà in quel momento avevo davvero intenzione di non studiare più, almeno per una settimana, e devo anche congratularmi con me stesso per essere stato in grado di mantenere almeno in parte i miei buoni propositi, ritrovandomi ora a vagare tra un'infinità di canti dell'Inferno. Se non fosse stato per Silvia che mi ha messo di fronte una Carlesimo sconvolta, probabilmente sarei riuscito a farlo anche un po'più a lungo, ma gli embarghi di questo tipo non funzionano un granché con me. Eh vabbè. Anche se non l'avrei mai detto, esistono persone che ti farebbero passare la voglia di fare qualsiasi cosa!
Chiariamo una cosa: se la laura mi sbraita ancora in quel modo perché le ho chiesto quale libro prestarle, le rispondo per le rime. Oppure le chiedo dove ha comprato quella splendida gonna turchese leopardata, che, forse, è anche peggio.
(In effetti, il titolo non c'entra nulla)


14 January

Mi sono stufato

Mi sono stufato, da oggi non studio più.
(chiaramente, non interromperò certo lo studio del giapponese)

14 April

Istanbul

Salve a tutti.
Ebbene, sembra che il destino si pari dinnanzi ai miei buoni propositi di continuità... proprio ora che volevo riprendere ad aggiornare il mio blog continuamente sono capitate le più belle e coinvolgenti vacanze pasquali che io abbia mai avuto. Con la mia famiglia, sono andato ad Istanbul, che mi ha colpito profondamente.
Città sfuggente, ruomorosamente chiassosa e turistica a volte ed altre così semplicemente imperdibile da lasciare senza fiato. E'senz'altro un posto unico al mondo, e mi ha lasciato un segno profondo dentro. E'quasi commovente entrare in capolavori come la Hagia Sophia, la chiesa intitolata alla Divina Sapienza, ritrovarsi coinvolti in uno spettacolo di luce e scintillii dorati, alzare gli occhi al cielo e vedere uno dei capolavori dell'ingegneria librarsi in aria senza apparentemente alcun sostegno. E fa rabbia sapere che un monumento così importante abbia dovuto subire strazianti adattamenti per essere trasformato in moschea, abbia visto le migliaia di tessere d'oro essere strappate, gli affreschi intonacati, le perfette pareti bucate per mettere un mirhab, la cupola orribilmente deturpata con iscrizioni in arabo, orribili medaglioni dorati che ambiscono a distruggere la magnificenza dei mosaici... e le trasformazioni potrebbero andare avanti. E'toccante vedere le famigerate triple mura, che hanno respinto assalti di decine di popoli diverse, sfigurate a volte dall'ingiuria del tempo ed a volte da terribili restauri, entrare in moschee che ambiscono alla perfezione di Hagia Sophia e che, pur se costruite oltre 1000 anni dopo, non la riescono a raggiungere, osservare resti dell'unica civiltà europea a non risentire del Medioevo, ammirarli, compiangere la triste sorte dei bizantini e restare amareggiati dalla cura che gli Ottomani riservarono loro.
E'il più bel viaggio che io abbia mai fatto.
27 March

着物・Kimono

着物・Kimono

 

Derivato da un capo d’abbigliamento tipico della corte cinese nel periodo Nara (710-784, vedi articolo http://marukosan.spaces.live.com/Blog/cns!1pDHrVYqmdZ4AuzhIC6EEvLw!1633.entry ), il kimono si è evoluto nella storia fino a diventare qualcosa di tipicamente giapponese: oggi è un vestito, usato per le cerimonie, di perfetta fattura e grande fascino.

Girando per le affollate strade di una qualsiasi città giapponese, probabilmente non incontrereste nemmeno una persona vestita con Kimono (ma questa non è la regola a Kyoto, che merita un discorso a parte): vestirsi alla maniera occidentale è oggi la norma, e gli elaborati abiti tradizionali vengono riservati a matrimoni, feste ed in generale ad occasioni speciali.

Qui sopra, in foto, un kimono di gusto moderno (http://www.kururi.net/gd/p/cmp/pog4.JPG)

Come già accennato, il Kimono, come molte cose tipicamente giapponesi, non nasce in Giappone, bensì affonda le sue radici nella corte cinese. Durante il periodo Nara, la raffinata corte imperiale giapponese, per uniformarsi alla moda, adottò il costume cinese detto p’ao, costituito da una veste lunga, di fattezze simili a quelle del Kimono, in colori molto brillanti e riccamente decorato: sotto il nome di Kimono fu introdotto questo nuovo abito, che rendeva le cortigiane giapponesi molto simili alle donne cinesi della dinastia T’ang. Nel corso dei secoli, il Kimono è cambiato e, secondo l’uso giapponese, è stato rielaborato fino a diventare un prodotto tipico del Sol Levante. Le modifiche più importanti vennero introdotte nel periodo Muromachi (1338-1573, vedi articolo http://marukosan.spaces.live.com/Blog/cns!1pDHrVYqmdZ4AuzhIC6EEvLw!1689.entry ), quando furono adottati l’obi, la tipica cintura, e le maniche allo stile ed al clima giapponese.

Nella foto sopra, un uchikake per il matrimonio (http://www.japaneselifestyle.com.au/japan_picture/albums/upload/tokyo/harajuku/meiji_jingu_shrineIMG_1093.jpg)

 

L’obi

Un tempo era una semplice fascia, introdotta nel periodo Muromachi e riservata alle donne, che serviva a rendere più composto l’abito nel suo insieme. Nel corso dei secoli, è diventato uno degli aspetti più raffinati del Kimono odierno. La necessità di un obi sorse quando i giapponesi decisero di adattare il p’ao al loro clima: un tipo di Kimono con le maniche corte, dette kosode, iniziò ad essere indossato fuori di casa, e prevedeva di essere fermato da un obi. Quando le donne proprietarie terriere iniziarono ad acquistare complicati Kimono, detti uchikake, l’obi acquistò sempre maggiore importanza per la sua raffinatezza, fino ad arrivare al suo apice nel 1700, durante il periodo Edo (1600-1868, vedi articolo http://marukosan.spaces.live.com/Blog/cns!1pDHrVYqmdZ4AuzhIC6EEvLw!1813.entry ). Oggi, può essere annodato in svariati modi, ognuno dei quali ha un suo significato, oppure decorato da netsuke, immagini finemente incise usate per fissare i dettagli dell’obi femminile.

Domani, vedrò di postare qualcosa sui Kimono di uso comune.

新考

25 March

Ripresa!

Ebbene sì.
In questo primo quadrimestre del 2007, dove perfino il PIL dell'Italia cresce, siamo tutti trainati da un esagerato ottimismo. Travolto da quest'ondata di letizia, ho quindi deciso di riaprire il mio blog. O meglio, di riprendere a curare gli interventi ed i rapporti con le mie antiche amicizie.
E come direbbe qualcuno, che ultimamente non deve avere poi una gran bella cera, andiamo avanti...
Il prossimo intervento in onda la settimana prossima, sperando bene che il tempo lo permetta.
Prossimo post: i Kimono (e mi raccomando, non li chiamate "Kimoni", oppure "Geishe", perchè in giapponese singolare e plurale sono uguali!)
09 March

京都・Kyōto

Kyōto
 
Cosa viene in mente appena il nome "Kyōto" viene menzionato? Secoli di storia, magia, tradizioni, templi... racchiusi in un unico scrigno, in una città unica al mondo dove ovunque si guardi lo sguardo è perso fra antichi luoghi sacri, palazzi, pagode, che hanno vissuto una storia gloriosa... giardini, che racchiudono immoti l'eco remota di un tempo che fu... alberi secolari, che passivi osservano da sempre il susseguirsi delle genti.


Cercherò di non perdere la buona occasione che mi si offre, con una buona descrizione, dettagliata, di Kyoto.

Introduzione

Tokyo ospita il governo, Osaka ha il monopolio dell'imprenditorialità, ma Kyoto è la tradizione del Giappone,  e possiede una cultura ed un valore storico inarrivabile per tutte le altre città.

Per il suo valore può essere paragonata  a ciò che è Atene per la Grecia: una città museo. Tuttavia, è tutto fuorché un luogo di pace idilliaca: resta pur sempre una metropoli giapponese di mezzo milione di abitanti, affollata, caotica e rumorosa come tutte le città. Persino i templi sono perennemente affollati.

Purtroppo, anch’essa manca completamente di fascino nella sua espressione moderna: durante la rapida modernizzazione post-bellica, centinaia di migliaia di case tradizionali (e fornirne una breve descrizione mi sembra futile: dedicherò loro un articolo) furono abbattute per lasciare il posto ai monotoni “casermoni” che ormai la affollano.

Kyoto ospita 17 Luoghi Protetti dell’UNESCO, perlopiù templi e santuari buddisti e shintoisti.  

La sua collocazione geografica è particolare e favorevole: si trova in un bacino dolcemente inclinato, protetto a Nord, Est ed Ovest da un ferro di cavallo ed aperto a sud in direzione della pianura di Nara. Particolarmente bello è il susseguirsi delle stagioni, come e più che in tutto il Giappone: all’inizio di Aprile fioriscono i ciliegi, che entrano nella loro radiosità entro la fine di Maggio. Giugno porta le piogge estive, che come da cornice brumosa fanno sfondo ai templi. Inizia così il periodo del caldo-umido estivo, che rende piacevole avere refrigerio durante le fresche serate ventose di Luglio e Agosto. Il clima ideale si raggiunge però tra Settembre ed Ottobre, quando le foglie degli alberi si tingono di rosso e di giallo per offrire ai presenti lo spettacolo dei momiji.  Novembre è un mese di transizione, fra l’autunno e la festosa aria fredda di Dicembre e Gennaio, che permea la città. Infine, vengono Febbraio e Marzo, che con le loro spolverate di neve danno alla città un’aria “molto zen”.

 

 

La storia

Dal 794 al 1868, per oltre un millennio, Kyoto è stata la sede della corte imperiale. Come le antiche città giapponesi, è stata costruita sul modello cinese: un perimetro rettangolare difeso da mura in pietra, con vie interne ad incroci perpendicolari fra loro. In parte, questo reticolo è ancora visibile, ma del rettangolo di 5,2 km per 4,4 originario non resta che una minima parte. Era difesa da un sistema di 18 cancelli e doppio fossato, il che facilitò la “secessione buddista” (termine di nuovo conio): a causa dei diverbi con i preti di Nara, fu proibita la costruzione di templi buddisti all’interno della città di Kyoto, il che spiega come mai spesso i templi buddisti siano costruiti sulle colline circostanti. Dell’originaria Kyoto, come abbiamo detto, non rimane poi molto, anche per un motivo storico: frequentemente (come del resto accade in tutto il Giappone), Kyoto è stata sconvolta da terremoti, inondazioni, incendi e guerre, che hanno fatto sì che gli edifici fossero più volte demoliti, ampliati, spostati ed allargati, creando il mosaico di stili che è visibile oggi.  Purtroppo, molti dei templi sono stati però distrutti e ricostruiti identici all’originale: il risultato è che spesso (ma non sempre!), andando a visitare i templi, si rimane delusi dal fatto che siano copie con solo un secolo di vita (o due) sulle spalle, e che non siano antichi. Per fortuna, durante la II Guerra Mondiale Kyoto fu risparmiata dai bombardamenti americani in virtù del suo valore storico, e ad oggi può annoverare 1600 templi buddisti, 400 santuari shintoisti, dozzine di musei, un palazzo e due ville imperiali, un castello e centinaia di negozi di arte e artigianato ed il famoso “quartiere delle Geisha”: Gion.

Per oggi... è tutto!

---> Shinkangae --->

04 March

それ所はどこですか?・Dov'è quel maledetto posto?

Dov'è quel maledetto posto?
Il Giappone appare come un luogo pieno di contraddizioni ed estremamente irrazionale. E' un dato di fatto che ogni visitatore, da qualunque nazione venga, si trova prima o poi a dover affrontare...
Un esempio lampante sono i nomi delle strade e la loro numerazione... o, meglio, l'assenza di tali elementi!
Forse a causa della scarsa pianificazione edilizia e del conseguente sviluppo caotico delle città, i nomi delle strade e la loro numerazione sono o molto confusi o, peggio, quasi inesistenti.

Cercare di spostarsi in una metropoli giapponese può essere una delle esperienze più stimolanti o frustranti che ci possano essere.
A meno che non si sappia già esattamente dove si trova la meta verso la quale ci si sta recando, trovare un indirizzo in Giappone rappresenta più un test di resistenza che una banale ricerca. In genere, le migliori indicazioni (magari, se si è fortunati, in un pessimo inglese...) sono date presso gli alberghi, con tanto di mappe semplificate del luogo specifico.
Tuttavia, nonostante vi saranno date precise indicazioni con tanto di punti di riferimento ("la seconda a destra dopo il grande palazzo bianco della Daiwa e poi la terza a sinistra dopo l'insegna a strisce blu..."), facilmente ci si ritroverà ad implorare aiuto all'ufficio di polizia (Koban) più vicino, che si dovrà comunque trovare, e chiedere informazioni al poliziotto in servizio, con il quale si condivideranno i dati in proprio possesso... spesso con magri risultati!
E' confortante, comunque, il fatto che, probabilmente a causa della complessità del sistema stradale, i giapponesi stessi sono molto disponibili nei confronti delle persone che chiedono informazioni... sempre se si riesce a farsi capire...!
Un ottimo modo per aggirare gli ostacoli linguistici è quello di chiedere al proprio interlocutore di disegnare una mappa con chiari punti di riferimento: almeno così si eviterà di doversi sforzare di capire ciò che dice!
 

Il labirinto di Tokyo: Viaggio in una città senza vie...

E' quindi ormai noto che le vie di Tokyo non hanno nomi. Ma come funziona il sistema urbanistico Giapponese?
Innanzitutto, è bene dire che non funziona. Perché ogni città giapponese è unica ed irripetibile: non si possono paragonare, ad esempio, Kyoto e Tokyo.


Kyoto era l'antica capitale, costruita sul modello cinese. Quindi, ha una regolarissima pianta a scacchiera con vie perpendicolari che formano incroci, che a loro volta suddividono la città in quadrati regolari. Tokyo, invece, è stata costruita evitando il più possibile gli incroci: la maggior parte degli incroci sono a T, in modo che il nemico, arrivando nell'antica Edo, non riuscisse mai ad arrivare all'obiettivo che vedeva davanti a sè... cosa che, intendendo come nemico il turista sprovveduto, è perfettamente riuscita, verrebbe da dire! Questa tendenza è stata usata anche in periferia e nelle strade di campagna: si preferiva aggirare ogni ostacolo, senza modificare il paesaggio circostante. Edo era circondata dai boschi, che la proteggevano dalla forte tramontana invernale, e le antiche strade "circumnavigavano" i vari boschetti. Ancora oggi, quindi, le strade non sono state rettificate, ma, anche nelle zone di recente urbanizzazione, dove potrebbero essere applicati criteri più civili, nulla si muove.
Per i giapponesi, comunque, il sistema di riconoscimento delle strade è piuttosto comodo: conoscendo di persona tutte le zone, ormai sono abituati a districarsi fra le vie. Tuttavia, anche se rudimentale e confuso, un sistema di numerazione esiste.
Si indica: innanzitutto il quartiere (es. Kitashinjuku) poi il chome, che sarebbe una specie di grande isolato (es. 3) poi due numeri che indicano gli incroci di vie numerate secondo criteri discutibili (es. 12-21): quindi, pressappoco, un indirizzo tipo scritto su un biglietto da visita potrebbe essere: 3-12-21 Kitashinjuku, seconda strada a sinistra dopo il grande palazzo bianco a 10 piani con le finestre colorate.


Per fortuna, esiste la metropolitana! Serve capillarmente ogni zona, e, fortunatamente, è stata costruita secondo criteri più razionali da società interessate al profitto... sempre che riusciate a distinguere le decine di linee fra metropolitana (che spesso è in superficie) e treno (che spesso è sotterraneo)...
Buona fortuna!

---> Shinkangae --->

01 March

正治腐敗・Costruisci, e non verrà nessuno

Costruisci, e non verrà nessuno
 
Uno dei principali motori della crescita del Giappone post-bellico è stata l'industria delle costruzioni. In un Giappone raso al suolo, infatti, tutto doveva essere ricostruito, dalle case alle infrastrutture alle industrie.
Trent'anni dopo, questo sviluppo divenne istituzionalizzato al punto di diventare un'arma politica.
Oggi, nessuna nazione industrializzata si avvicina al 10% del PIL che il Giappone spende in lavori pubblici. Molti di questi soldi vengono dai fondi pensione e dai risparmi postali, e potrebbero tranquillamente essere dirottati nella riparazione del debito pubblico o nel miglioramento del Sistema Sanitario Nazionale (Kokumin Kenko Hoken・国民健康保険).

(Nella foto: Il Seto Ohashi)
L'opinione pubblica ha in seguito abbracciato l'opinione che questi progetti siano utili solo alla gloria ed al guadagno dei politici, che appaltano opere faraoniche da far costruire a società in collusione con loro (da questo, il titolo dell'articolo in Giapponese, cioè Seiji Fuhai, lett. corruzione politica).
I treni superveloci sono stati dirottati verso città minori. Due arditi e costosissimi ponti, lo Shikoku e lo Honshu (facenti parte del complesso di ponti e gallerie sottomarine "Seto Ohashi"), portano meno della metà del traffico per cui erano stati costruiti, mentre il pedaggio è di oltre 50$.

(Nella foto: Il Seto Ohashi, un complesso di avveniristici ponti antisismici e tunnel sottomarini che collega le due isole di Honshu e Shikoku. Peccato che però l'isola di Shikoku sia poco abitata e povera di luoghi d'interesse... quindi, l'unica speranza per questi mastodontici ponti di non andare incontro alla decadenza è l'aumento del traffico... cosa che difficilmente avverrà) 
Il tunnel subacqueo automobilistico più lungo del mondo (9,5 Km), l'Aqualine Express sotto la baia di Tokyo, è raramente usato forse per via dei 40$ di pedaggio o forse per il fatto che non porta da nessuna parte. Negli anni '80, il governatore di Tokyo iniziò la costruzione di un'immensa città sommersa sotto la baia di Tokyo, per un costo stimato di 100 Miliardi di $. La città intendeva vendere o affittare la terra per alti profitti, ma niente di ciò è accaduto. La città è rimasta incompiuta per la carenza di finanziamenti, ma la parte già costruita è uno dei quartieri più vivibili di Tokyo.
E così, accade che due giganteschi centri congressi sorgano a Tokyo a meno di 20 Km l'uno dall'altro.

(Nella foto: L'Aqualine Express, discusso progetto che si riproponeva di far sviluppare una zona disabitata e che tale è rimasta. E'il tunnel sottomarino transitabile in automobile più lungo del mondo)
Di fronte alla crisi economica, Tokyo ha aperto i rubinetti del denaro, riempendo i burocrati e politicanti vari di Yen da spendere. Così, non ci si è curati minimamente dell'utilità delle opere finanziate.
Il collasso dell'economia ha sommerso Tokyo di debiti. Per una nazione la cui popolazione è in decremento dello 0,02%, l'industria delle costruzioni continua.
P.s. Oggi non ho tempo per pubblicare un nuovo articolo. Quindi, vi aspetto domani per... è una sorpresa!!
<--- Shinkangae --->
01 February

平成時代・Il Periodo Heisei (1989 -)

Finalmente, oggi riprende il mio "Nihon Bunka Course"!!!
Il Periodo Heisei (1989 -)
L'Imperatore Hirohito è morto nel 1989, concludendo il regno più lungo della Storia del Giappone (ben 62 anni). Suo figlio Akihito, salendo al trono, ha iniziato un altro periodo, decidendo di chiamarlo con l'emblematico nome di "Heisei", ovvero raggiungimento della pace. Akihito ha fatto straordinari sforzi per umanizzare il concetto di famiglia Imperiale e, contemporaneamente, per fare i conti con il passato: i vicini del Giappone sembrano non dimenticare facilmente anni di occupazione militare e brutale, e in particolare Cina e Corea del Sud terranno una linea dura fin quando il Giappone non farà ammenda delle proprie colpe belliche.
L'Imperatore, però, è considerato dalla Costituzione del 1947 una figura politicamente neutra, e non è previsto che si interessi direttamente di politica, storia o del posto che suo padre avrebbe dovuto occupare nella storia del Giappone. Tutti i rapporti con il pubblico ed il comportamento ufficiale della Famiglia Imperiale sono gestiti dall'Agenzia di Stampa della Casa Imperiale, oppure dai burocrati del governo.
Il Periodo Heisei è stato anche, per l'economia, il periodo più difficile della Storia Giapponese.
In cima al calderone dell'ipervalutazione del mercato immobiliare, la "grande bolla" dell'economia giapponese cominciò a surriscaldarsi alla fine degli anni '80 per esplodere poi nei primi dei '90. La borsa perse metà del suo valore in brevissimo tempo, le banche videro svanire i prestiti garantiti da terre ormai senza valore e tutta l'economia giapponese, prima così fiorente ed autosufficiente, ebbe un'improvvisa doccia fredda.


Il paese entrò nel tunnel di una recessione durata fino alla fine degli anni '90; una stagnazione palese per tutti tranne che per i burocrati del Ministero delle Finanze ed i funzionari delle banche, finchè non fu troppo tardi.
II. La decadenza del Giappone 
Politicamente, però, non vi furono grandi scossoni: per oltre 40 anni il Giappone era stato dominato da un partito politico chiamato "Partito Liberale Democratico" (PLB), un partito conservatore, reazionario e antidemocratico su modello occidentale, incurante dei desideri e dei problemi della nazione ma preoccupato di conservare invece il benessere dei propri capi. Ad esempio, l'agricoltura rappresenta solo il 10% del PIL, ma il partito ha favorito i contadini con sovvenzioni a discapito dei cittadini urbani. In virtù di misteriose leggi elettorali, i voti delle campagne valgono il doppio di quelli delle città. Nessuno però se ne lamenta.
Istituzionalizzata e inattaccabile con mezzi legali, la seiji fuhai, o corruzione politica, avvelenava anche i più alti livelli di governo. Negli anni '80, The Economist ipotizzava che il governo sostenuto dal PLB stesse "soffocando nella sua stessa corruzione", e non a torto.
Nel 1992 l'ultimo leader del PLB, Shin Kanemaru, fu coinvolto in uno dei frequentissimi scandali: nella sua abitazione furono rinvenuti lingotti d'oro per un ingentissimo valore. Come molti politici, tentò di sfuggire al giudizio del pubblico ritirandosi in un ospedale per curarsi da una non meglio precisata malattia: una forma di esilio spesso utilizzata in Giappone.
III. La crisi 
 


Il PLB cadde in disgrazia nel 1993 per essere rimpiazzato, con regolari elezioni, da Hosokawa Morihiro, un discendente della potente famiglia Kyushu la cui indipendenza e opposizione al governo centrale ha una storia di secoli. Il giovane Hosokawa rinvigorì una nazione che richiedeva sostanziali riforme. Si ritirò solo sette mesi dopo la sua elezione, poiché coinvolto in uno scandalo. Fu sostituito da una coalizione guidata dal Partito Socialista, con un ministro pieno di buone intenzioni ma debole. Nello stesso tempo, il PLB si ricostituì e riprese il controllo nel 1996. Alla metà del 1999 il partito aveva formato una coalizione con il Partito Liberale ed il nuovo Partito Komeito.
Il collasso economico del 1998 fu uno shock per i giapponesi, convinti di cavalcare un razzo potentissimo ed altrettanto sicuro. Forse anche peggiore del colpo iniziale fu la seguente stagnazione dell'economia che è durata per tutto l'ultimo scorcio del Ventesimo secolo. Sembrava che nulla potesse migliorare la situazione. Le banche cominciavano ad essere sommerse da un enorme ammontare di prestiti in sofferenza, risultato di un'economia ormai compromessa, ma, attraverso spostamenti di denaro poco chiari, cercavano di tenere nascosto il debito. Uno Yen troppo forte, chiaramente sopravvalutato, spegneva i profitti delle aziende, mentre le esportazioni crollavano a velocità iperbolica.

(Nella foto: la drammatica intervista ad un alto dirigente della Sony, che dice: "L'economia giapponese sta affrontando il suo periodo più difficile da sempre. Sono sicuro che, se il Giappone cadrà in una spirale deflazionistica, essa affliggerà anche le economie asiatiche. In questo caso, neanche l'economia statunitense potrà mantenere il suo stato di salute")
All'interno, dove le manifatture avevano per lungo tempo venduto le merci a prezzi eccessivi per incentivare le esportazioni a basso prezzo e guadagnare quote di mercato (cosa giudicata a lungo termine più importante dell'avere profitti immediati), i grossisti tagliarono fuori i sistemi di distribuzione giapponesi, notoriamente inefficienti, per rivolgersi direttamente alle ditte europee ed americane.
Il Giappone divenne l'unico paese al mondo ad andare incontro ad una sostanziale diminuzione dei prezzi al consumo.
IV. Fondamenta traballanti
Due eventi, alla meta degli anni '90, diedero uno scossone all'autostima dei giapponesi e alla stima che il mondo aveva di loro. Il 10% dei terremoti del mondo hanno luogo in Giappone. Tokyo e la pianura di Kanto si trovano su un terreno geologicamente instabile. Terremoti devastanti hanno colpito Tokyo ogni 70 anni. L'ultimo fu nel 1923. Per decenni e, più recentemente, dopo il terremoto avvenuto in California all'inizio degli anni '90, i giapponesi sono stati rassicurati dal governo e da esperti che l'architettura e le tecniche costruttive giapponesi erano all'avanguardia e che i crolli di autostrade ed edifici non sarebbero mai avvenuti.
Nel Gennaio del 1995, un terremoto colpì Kobe, un importantissimo scalo portuale situato nei pressi di Osaka. Kobe era stata dichiarata in una zona a basso rischio. Il Grande Terremoto Hanshin, come fu chiamato, uccise 5000 persone e lasciò 300'000 senzatetto. Il fuoco sprigionatosi dalle condutture del gas, ritenute a prova di terremoto, incenerì interi quartieri popolari. Le strade sopraelevate e le ferrovie shinkansen crollarono come fossero di gesso. I tunnel della metropolitana collassarono. Inoltre, la risposta del governo sia nazionale sia locale fu inadeguata ed irresponsabile. E nei giorni seguenti, questa incapacità di dare delle risposte sbalordì i giapponesi. Ci si domanda cosa succederebbe se un terremoto dell'ottavo grado della scala Richter colpisse Tokyo.
E, in questo scenario, si è aggiunta un'ombra preoccupante: lo scandalo delle società edilizie, scoppiato poco meno di un anno fa. Sette anni or sono, il governo Giapponese decise di non effettuare personalmente i controlli sulla sicurezza delle case costruite, ma diede a moltissime aziende il permesso di autocertificarsi. Questo fece sì che moltissime case furono costruite, in realtà, senza avere i requisiti necessari. Ma la cosa che più stupisce, in realtà, è l'inadeguatezza del governo, che sembra non avere occhi: dopo lo scandalo, l'autocertificazione continua ad essere possibile.
Questa piccola parentesi riflessiva è tesa a far capire come, spesso, il Governo giapponese non sia all'altezza dei cittadini di cui è posto a capo.
Due mesi dopo il terremoto di Kobe, un altro evento si abbattè su un Giappone demoralizzato. Nel cuore di Tokyo morirono 12 persone, e centinaia furono ferite dopo che i tunnel della metropolitana furono invasi dal sarin, un letale gas nervino. Era l'ora di punta e il primo bersaglio fu la stazione di Kasumigaseki, la più importante per la vicinanza al Governo ed al Parlamento. Gli effetti psicologici di quest'evento furono di una portata difficilmente descrivibile ed immaginabile. I giapponesi erano stati a lungo orgogliosi di vivere in una nazione considerata la più sicura del mondo e non avevano mai pensato che giapponesi potessero compiere atti di terrorismo contro altri giapponesi. Nei giorni che seguirono, il capo della Polizia Nazionale (Keisatsu) fu assassinato davanti alla sua casa di Tokyo. Misteriose esalazioni ammorbarono i passeggeri della stazione Yokohama ed i clienti di un vicino Grande Magazzino. Alla Stazione Shinjuku si evitò per pochi secondi una strage che avrebbe potuto coinvolgere 10'000 persone; un passante trovò il pacco contenente il gas in un bagno.


(Nella foto: la Stazione di Shinjuku all'ora di punta, dove sarebbe potuta avvenire la strage)
L'attacco al gas nervino ed altre morti sospette furono attribuiti ad una setta religiosa, la Aum Shinrikyo, guidata da un individuo che si autoproclamava profeta. Lo stesso giorno in cui il guru venne messo agli arresti, un pacco postale indirizzato al governatore di Tokyo esplose, ferendo gravemente un suo aiutante.
V. Una Depressione Persistente
Alla fine del 1998, il Fondo Monetario Internazionale dichiarò che il maggior rischio per le economie del mondo era l'incapacità giapponese nel risolvere la depressione della sua economia. I debiti in sofferenza delle banche ammontavano al 30% del PIL. Ciò non significa che i giapponesi soffrissero individualmente di questa situazione, ma mancava la trazione di una nazione sicura: la tradizione dell'impiego sicuro per un'intera vita e la fiducia costante della nazione nella nazione erano svanite, facendo dilagare il cattivo umore.
In un attimo, le società americane ed europee tornarono a Tokyo, comprarono immobili per estendere i loro mercati e comprare azioni di banche e società finanziarie.
L'inerzia burocratica e politica fece sì che la seconda potenza economica mondiale stentasse a rimettersi in carreggiata, mentre gli altri paesi asiatici, anch'essi colpiti dal tracollo finanziario di inizio anni '90, guardavano al Giappone come motore della ripresa.
Verso la fine del '99 la situazione stava lentamente migliorando, anche se la disoccupazione rimaneva ancora alta. Il numero di società in bancarotta stava diminuendo, in parte grazie ai prestiti erogati dal governo e grazie all'uso delle tasse per sollevare alcune delle maggiori banche.
Ad oggi, la situazione è migliorata molto, ed il Giappone è tornato a crescere, in media del 3,5/4% l'anno. Il surplus delle esportazioni rispetto alle importazioni diminuisce lentamente, segno sia dell'apertura del Giappone ai mercati mondiali che della fine di una politica protezionistica (vedi Francia...) sia dei problemi che affliggeranno il Giappone in futuro: primo fra tutti, l'aumento del prezzo del Petrolio.
Il Giappone è costretto ad importare l'85% del suo fabbisogno energetico (il 15% è dato dall'energia idroelettrica), essendo il suo suolo sterile e privo di qualsiasi risorsa naturale (eccetto il carbone, nell'isola di Kyushu, che però, essendo stato sfruttato intensamente durante la II Guerra Mondiale, è rimasto in minime quantità, non raggiungendo ora nemmeno il limite della convenienza economica): perciò, ogni minimo aumento ha pesanti ripercussioni sull'economia giapponese, così dipendente dall'estero. La troppa dipendenza dai paesi esteri è un altro dei più grandi problemi del Giappone: il mercato interno (per quanto vastissimo e di stampo consumistico) riesce ad assorbire appena il 30% dell'enorme produzione industriale, con il conseguente 70% che deve essere esportato. Se da una parte questo ha ovvi vantaggi, come ad esempio un incredibile surplus fra esportazioni ed importazioni, ha anche lo svantaggio di essere esposto ad ogni minima fluttuazione della domanda internazionale.
L'altro enorme problema del Giappone è il debito pubblico, enorme. Durante gli anni bui della crisi economica, il governo ha aperto i rubinetti di denaro, che è andato a finanziare opere pubbliche spesso tanto imponenti quanto inutili: così, accade che i ponti sospesi più lunghi del mondo abbiano un transito di metà rispetto a quello previsto, ed un costo di manutenzione. Due decenni di spese folli hanno regalato al Giappone il debito pubblico più alto fra i paesi industrializzati (il, dato che, seppur pessimo, è ottimo rispetto al 165,4% di qualche anno fa, appare ottimo come miglioramento, 149,8%: dato che conferma il vero impegno di Junichiro Koizumi nella guida del paese).


Ora, il Giappone deve rispondere alla più grande sfida che gli si pone davanti: la sua economia non poggia su solide basi, riuscirà a costruirle?
E'quello che la comunità internazionale, con un po'di ansia, si chiede da anni.
Qui finiscono gli interventi sulla Storia del Giappone.
Domani mi ripropongo di approfondire il periodo di spese pazze. Il titolo dell'intervento sarà: "Costruisci, e non verrà nessuno".
A domani!
Shinkangae

 
--- AVVISO A TUTTI I FREQUENTATORI, ASSIDUI O MENO CHE SIANO, DEL MIO BLOG ---
Mi dispiace moltissimo di non essere stato presente ultimamente. D'or in poi, mi impegno a rispondere meglio ai vostri commenti e ad approfondire più argomenti, una volta svincolatomi dalla Storia Giapponese, che oramai è agli sgoccioli.
Ergo: se avete domande, chiedete pure: sarò felicissimo di rispondervi!
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真流己

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Tertium non datur